Dimitri Buffa
 
 
Femminismo talebano. Non esiste altra possibile definizione per descrivere la proposta di legge di quattro Carneadi di senatrici del Pd che vorrebbero vietare tout court l’uso del corpo della donna per promuovere prodotti con la pubblicità. E d’altronde cosa non farebbero certi peones pur di mettersi in mostra, a costo di prendersi copertine satiriche come quella di “libero”, che oggi in prima pagina titola “Il Pd vieta la gnocca”.
Il pezzo che parte dalla prima pagina a firma di Franco Bechis spiega che questo disegno di legge sarebbe motivato dal fatto che la semplice esposizione di qualsivoglia modello di corpo femminile, vestito o nudo che sia, purchè bello e gradevole, provocherebbe “depressione e disordini alimentari”. Forse alle altre donne. Non è ben dato capire.
A pagina 11 nel prosieguo dell’articolo l’arcano viene solo parzialmente svelato. Quantomeno confrontando le foto delle senatrici proponenti questo “disegno di legge” contenente “misure di contrasto alla discriminazione della donna nei media e nella pubblicità” con quello della modella in intimo messa come pietra di paragone della futura legge liberticida di questo femminismo democratico talebano.
Così ironizza Bechis sulle quattro senatrici del Pd autrici della bella alzata di ingegno, cioè Silvana Amati, Manuela Granaiolo, Daniela Valentini e la vice presidente del Senato Valeria Fedeli: “..avevano venti anni nel 1968, erano di sinistra e in prima linea a sventolare la bandiera della rivoluzione sessuale, per fare tornare l’inquisizione nel secondo millennio (in realtà nel terzo, ndr) devono scegliere le parole adeguate..”
Così parlano di immagini “che trasmettono non solo esplicitamente, ma anche in maniera allusiva, simbolica, camuffata, subdola e subliminale, messaggi che suggeriscono, incitano o non combattono, il ricorso alla violenza esplicita o velata, alla discriminazione, alla sottovalutazione, alla ridicolizzazione, alla offesa delle donne”.
Il tutto con pene fino a 5 milioni di euro e magari anche con l’arresto.
Da notare il linguaggio usato nella prolusione a questo sì veramente risibile disegno di legge. Ormai si parla come nei talk show peggiori delle tv di provincia. Slogan di moda e tante parole che perdono il loro vero significato. Che in questo caso è uno solo: piuttosto che solo in parte giustificare un modello sessuale liberato che ormai non è più solo prerogativa dei “porci con le ali” di sinistra, ma è appannaggio persino dei cumenda della Brianza del Pdl, e, non sia mai, del porco di Arcore, torniamo indietro anche sui costumi sessuali della società.
Una talebanizzazione di sinistra per conto terzi. Da “l’utero è mio e me lo gestisco io” a “la gnokka non è solo tua e te la gestisce il partito”.
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