E' MORTO STEFANO BORGONOVO


La storia non è certamente l'unica che si possa raccontare, ed ha uguale dignità delle altre storie di chi vive diversamente questa tterribile malattia che si chiama Sla.
E' la storia di Borgonovo, calciatore di Milan e Fiorentina , che ha lottato da anni contro la Sclerosi laterale amiotrofica..
Dal Corriere della Sera.
«Io, Stefano Borgonovo, sono malato di Sla. Ho aperto una fondazione per aiutare chi è nelle mie condizioni. Voglio trovare soldi per la ricerca: magari salta fuori la penicillina del 2008. Mi rifiuto di pensare che la Sla sia una malattia del pallone. Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all'oratorio. Perché io amo il calcio»
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«Io pensai a un ictus, poi un neurologo ci mise di fronte alla realtà» dice Chantal Borgonovo, roccia, compagna d'avventura, mamma di quattro ragazzi e moglie della Sla. La voce di Stefano, oggi, è quella dell'eye tracker, la macchina che lo tiene in contatto con il mondo. Una lettera per volta. Ha il timbro metallico del Gps dell'auto, il suo personalissimo navigatore satellitare dentro la nuova esistenza. «Parliamo, discutiamo, chiacchieriamo. Quando rompo troppo mi manda persino a quel paese». È solo tutto un po' più lento. «Vaf-fan-cu-lo Chantal». E poi, dieci minuti dopo: «Ti a-mo Chantal». No, in fondo non è cambiato proprio niente. Ci sono affetti speciali, amici veri e una famiglia che emana forza e triste ottimismo intorno a questa partita senza tribuna vip e senza pubblico, gli ex compagni a cui è stata sbattuta la porta in faccia sono rimasti lì, sullo zerbino della bella casa di Giussano, ad aspettare una schiarita all'orizzonte della tempesta emotiva. Oggi il salotto è pieno di gente e di luce, c'è Andrea che sembra Borgonovo diciottenne al debutto in A col Como e gira al largo dalla carrozzina di quel papà che all'improvviso ha smesso di segnare, c'è Alessandra che dirige il traffico di facce e di caffè, Benedetta con il cane in braccio e la piccola Gaia, 5 anni, in grembo al dottor Mario Melazzini, presidente dell'Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica), ammalato lui stesso, bomber di sfondamento in questa squadra della speranza che tutti i giorni si batte all'Ospedale di Niguarda tra le fila del centro Nemo, difesa a uomo, marcature strette. Borgonovo, naturalmente, capitano.
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La Fondazione Borgonovo è nata così: «Gli ho detto: il malato sei tu, la gente può identificarsi in te». Stefano annuisce, immobile ma con l'argento vivo e il tubo della tracheotomia addosso, poi fa una smorfia che è un sorriso ancora bellissimo. Usa gli occhi come mouse, dice: «Sono arrabbiato con Pessotto che ha scritto un libro per raccontare che voleva morire mentre io sono qui che voglio vivere». Stanarlo non è stato facile. «Aveva bisogno di tempo, non era pronto — ricorda Chantal —, ma è un lottatore, lo è sempre stato. Dura? È molto peggio che dura. Però io sono convinta che per noi non sia finita». Dribbling. «Viviamo giorno per giorno. Il futuro non è segnato». Cross teso. «E se lui fosse il primo calciatore che guarisce dalla Sla?». È un contropiede fulminante. Stefano capisce e scatta sul filo del fuorigioco, controlla la palla, se la sistema sul destro come quel giorno a Monaco. Batte due volte le ciglia. Sembra un urlo a squarciagola. «Sì».

E' morto Stefano Borgonovo: l'ex attaccante di Fiorentina e Milan combatteva da anni contro la Sla
Aveva fatto della sua malattia una battaglia pubblicaPer sostenere la ricerca e i malati di sclerosi laterale amiotrofica aveva creato anche una fondazione

Amichevole per Borgonovo al Franchi di Firenze, nella foto con lui Prandelli e Baggio
Stefano Borgonovo, ex attaccante e goleador di Fiorentina e Milan si è spento oggi. Borgonovo da anni era affetto da Sla, sclerosi laterale amiotrofica, una malattia degenerativa contro la quale ancora la medicina non è riuscita a trovare una cura efficace.
Proprio della sua malattia Borgonovo aveva deciso di fare un fatto pubblico, combattendo una battaglia a favore della ricerca scientifica e del sostegno ai malati. Da questo (con il grande impegno della moglie) è nata anche la Fondazione Borgonovo.
Amichevole per Borgonovo al Franchi di Firenze, nella foto con lui Prandelli e Baggio
Proprio della sua malattia Borgonovo aveva deciso di fare un fatto pubblico, combattendo una battaglia a favore della ricerca scientifica e del sostegno ai malati. Da questo (con il grande impegno della moglie) è nata anche la Fondazione Borgonovo.
Si è spento a 49 anni l'ex calciatore di Milan e Fiorentina. Era affetto da qualche anno dalla Sla
È morto Stefano Borgonovo, 49 anni, ex calciatore di Fiorentina e Milan. Era affetto da qualche anno dalla Sla. L'Italia giocherà con il lutto al braccio nella semifinale contro la Spagna di Confederations Cup per ricordare Borgonovo.
IL MESSAGGIO DEL MILAN - «Il campione di Giussano resterà sempre con noi. La sua scomparsa di oggi ci fa stringere alla moglie Chantal e ai figli Andrea,Alessandria, Benedetta e Gaia, una splendida famiglia. Forza e dignità, tutto questo è stato Stefano e tutto questo sono stati i suoi cari. Grande amico di Carlo Ancelotti, di Mauro Tassotti, di tutto il Milan, campione di quella Brianza cui il presidente Berlusconi e Adriano Galliani sono legatissimi. Contro la Sla, contro la "stronza", Stefano e il Milan hanno fatto tutto quello che potevano, la partita per questa volta l'ha vinta lei ma tanti gol glieli abbiamo fatti. Tutta Fondazione Milan ha lavorato e lavorerà ancora con Chantal, per fare ancora di più oggi che Stefano non sarà più fisicamente con noi. L'eroe di Monaco di Baviera (suo il gol decisivo per la qualificazione alla Finale di coppa dei Campioni del 1990 contro il Bayern), è diventato un esempio di vita. Tutte le visite di Roberto Baggio, di Pippo Inzaghi, di David Beckham, di tanti altri non sono state inutili. Sono state vita. Vita vera, vita sentita e vissuta. Fino in fondo. Ciao Stefano! Ciao Caro! Sempre con Te!
IL MESSAGGIO DEL MILAN - «Il campione di Giussano resterà sempre con noi. La sua scomparsa di oggi ci fa stringere alla moglie Chantal e ai figli Andrea,Alessandria, Benedetta e Gaia, una splendida famiglia. Forza e dignità, tutto questo è stato Stefano e tutto questo sono stati i suoi cari. Grande amico di Carlo Ancelotti, di Mauro Tassotti, di tutto il Milan, campione di quella Brianza cui il presidente Berlusconi e Adriano Galliani sono legatissimi. Contro la Sla, contro la "stronza", Stefano e il Milan hanno fatto tutto quello che potevano, la partita per questa volta l'ha vinta lei ma tanti gol glieli abbiamo fatti. Tutta Fondazione Milan ha lavorato e lavorerà ancora con Chantal, per fare ancora di più oggi che Stefano non sarà più fisicamente con noi. L'eroe di Monaco di Baviera (suo il gol decisivo per la qualificazione alla Finale di coppa dei Campioni del 1990 contro il Bayern), è diventato un esempio di vita. Tutte le visite di Roberto Baggio, di Pippo Inzaghi, di David Beckham, di tanti altri non sono state inutili. Sono state vita. Vita vera, vita sentita e vissuta. Fino in fondo. Ciao Stefano! Ciao Caro! Sempre con Te!
Tunisia, scarcerate le Femen. Avevano protestato a seno nudo
Le tre attiviste femen arrestate in Tunisia per aver manifestano a seno scoperto davanti al tribunale di Tunisi in favore della liberazione di Amina Sboui saranno scarcerate. Lo ha annunciato uno dei loro legali nella giornata del processo di secondo grado. Le francesi Pauline Hillier e Marguerite Stern e la tedesca Josephine Markmann, che in primo grado erano state condannate a un anno e un giorno di carcere, hanno chiesto scusa affermando che il loro era stato un gesto simbolico.
Le tre femen europee avevano protestato in topless lo scorso 19 maggio davanti al Tribunale centrale a favore della scarcerazione della femen tunisina Amina Sboui. Le donne, due francesi e una tedesca, condannate in primo grado a 4 mesi di detenzione, sono entrate in aula, coperte dal safsari, il velo della tradizione islamica e si sono scusate per il loro gesto, sottolineandone il valore meramente simbolico.
Gli avvocati difensori delle tre femen hanno ribadito di voler rifiutare qualunque altro rinvio e di augurarsi di vedere le tre atttiviste tornare in liberta' entro la fine della settimana. Intanto, fuori dal tribunale si sono raccolti un gruppo di salafiti per protestare contro la linea dura applicata contro i giovani estremisti religiosi, processati per atti di terrorismo.
Le tre femen europee avevano protestato in topless lo scorso 19 maggio davanti al Tribunale centrale a favore della scarcerazione della femen tunisina Amina Sboui. Le donne, due francesi e una tedesca, condannate in primo grado a 4 mesi di detenzione, sono entrate in aula, coperte dal safsari, il velo della tradizione islamica e si sono scusate per il loro gesto, sottolineandone il valore meramente simbolico.
Gli avvocati difensori delle tre femen hanno ribadito di voler rifiutare qualunque altro rinvio e di augurarsi di vedere le tre atttiviste tornare in liberta' entro la fine della settimana. Intanto, fuori dal tribunale si sono raccolti un gruppo di salafiti per protestare contro la linea dura applicata contro i giovani estremisti religiosi, processati per atti di terrorismo.
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