Caldo killer in Gran Bretagna, temperature così non si vedevano da anni. Nei primi nove giorni di gran caldo in Gran Bretagna si contano tra 540 e 760 vittime per complicazioni causate dalle alte temperature oltre i 30 gradi.
Lo rivela uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine commissionato dal Times. In particolare sono a rischio chi soffre di patologie respiratorie o cardiache. L'allerta è alta anche per bambini e anziani, o per chi soffre di Alzheimer, malattia che riduce la capacità di cambiare e adattare comportamenti e abitudini. L'allerta per il caldo è a «livello tre» nella gran parte del Paese e si prevede che la temperature rimarranno alte anche nei prossimi giorni. d'Italia.
Il calcio tedesco e l’omosessualità
La federazione calcistica tedesca ha preso una serie di iniziative per combattere l'omofobia, tra cui un opuscolo da mandare a tutte le squadre de paese
Negli ultimi giorni la lega calcio tedesca (Deutscher Fussball Bund, DFB) ha annunciato alcune iniziative per combattere l’omofobia, dopo che per molto tempo è stata accusata di non fare abbastanza. Mercoledì 17 luglio le principali personalità del calcio tedesco si sono riunite a Berlino e, nel corso di una cerimonia, hanno firmato la “Dichiarazione di Berlino” in cui denunciano l’omofobia nello sport. Il presidente della DFB Wolfgang Niersbach ha detto durante il suo discorso che “ogni persona che decide di fare coming out sulla propria omosessualità ha il sostegno del nostro gruppo”.
Martedì 16 luglio, intanto, la DFB ha presentato un opuscolo informativo di 28 pagine redatto da un gruppo di esperti, intitolato Fussball und Homosexualität (“calcio e omosessualità”; PDF), che sarà inviato alle circa 26 mila società sportive calcistiche della Germania nel tentativo di promuovere “un approccio più aperto e senza pregiudizi sul tema”.
Lo Spiegelscrive che l’omofobia è un problema cronico del calcio tedesco e che durante le partite si sentono spesso cori omofobi scanditi all’indirizzo di giocatori e arbitri. Negli ultimi anni ci sono state anche diverse dichiarazioni che hanno suscitato proteste e hanno fatto tornare di attualità il tema: una delle più celebri, nel 2010, fu quella dell’agente del celebre giocatore tedesco Michael Ballack che definì dispregiativamente la nazionale tedesca “una manica di gay”.
Lo scorso anno, un giocatore che non rivelò il suo nome concesse un’intervista al trimestrale Fluter, pubblicato dall’agenzia tedesca per l’educazione civica (Bundeszentrale für politische Bildung, BPB), in cui raccontò della sua esperienza di omosessuale non dichiarato nella squadra di calcio in cui giocava e delle sue difficoltà con l’omofobia. Il caso venne molto ripreso e per molto tempo i media tedeschi si chiesero chi fosse l’intervistato. In Germania, nessun giocatore di calcio in attività ha mai dichiarato la propria omosessualità, come invece hanno fatto negli scorsi mesi due atleti statunitensi: il giocatore dell’NBA Jason Collins e il calciatore Robbie Rogers. Ma ultimamente ci sono state alcune iniziative in Germania che hanno avuto molto risalto.
La principale è quella della società di calcio St. Pauli, di Amburgo, famosa per il suo grande seguito tra i tifosi e per le idee sociali e politiche sponsorizzate dalla società. Ad aprile 2013, i suoi tifosi mostrarono una coreografia contro l’omofobia, e a partire dall’11 luglio sul tetto dello stadio del St. Pauli è stata issata la bandiera arcobaleno, simbolo del movimento LGBT. In quell’occasione, il vicepresidente della società – che ha aderito anche alla dichiarazione di Berlino di ieri – disse che «il St. Pauli è impegnato da anni nella lotta contro l’omofobia e la discriminazione». La società ha anche un fan club gay, il Queerpass Sankt Pauli.
Il presidente del Queerpass Sankt Pauli dice che l’opuscolo della federazione potrà essere utile soprattutto nelle squadre minori e più periferiche, lontane dall’attenzione mediatica. Il testo contiene un’introduzione generale, un glossario, un’estesa serie di suggerimenti per un giocatore che volesse fare coming out e le risposte a una serie di domande, assai varie (le prime due sono “i gay non sono troppo deboli per giocare a calcio?” e “Se in squadra c’è un omosessuale, non nascono inevitabilmente problemi in doccia?”).
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LA BELLA E LA BESTIA
La foto di Cecile Kyenge e quella di una scimmia, sotto la didascalia 'Separate alla nascita'. Nuova bufera su un esponente della Lega Nord dopo gli insulti di Roberto Calderoli che aveva paragonato il ministro per l'Integrazione a un "orango": l'assessore ai Servizi sociali del Comune di Coccaglio, in provincia di Brescia, Agostino Pedrali, ha 'postato' l'immagine offensiva sul suo profilo facebook. "Dite quello che volete, ma non assomiglia a un orango. Dai guardate bene", scrive Pedrali, a commento della foto. La foto e' stata pubblicata in mattinata: dopo che la notizia e' stata ripresa dai media locali, Pedrali ha 'corretto il tiro', facendo notare che la frase 'dite quello che volete, ma non assomiglia ad un orango" non e' seguita da un punto di domanda: la "frase e' affermativa", scrive in un commento, postato intorno alle 15. "L'invito e' a guardare bene, perche' NON assomiglia a un orango", spiega. La correzione non e' bastata al Pd lombardo che, in una nota, chiede al sindaco di Coccaglio di revocare "immediatamente le deleghe all'assessore Pedrali". "Chi ostenta idee razziste non puo' rappresentare le istituzioni", commenta il consigliere regionale, Gian Antonio Girelli. "Maroni ha le sue responsabilita' per queste sparate - aggiunge Girelli -, perche' non ha obbligato Calderoli alle dimissioni e ha implicitamente derubricato le frasi razziste a semplice marachella. Con la sua indulgenza su Calderoli, Maroni ha di fatto dato la stura alle posizioni piu' becere. Con il razzismo non si scherza, occorrono provvedimenti esemplari, non finte retromarce"
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I vip fanno i furbi a Monaco. False residenze, frode milionaria
Vivevano e facevano affari in Italia, ma per l'anagrafe del comune da tempo erano abitanti del Principato di Monaco. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno accertato che dieci tra imprenditori e noti volti televisivi avevano occultato al fisco negli ultimi cinque anni redditi per oltre 17 milioni di euro. Per sfuggire ai controlli si affidavano a prestanome e società di comodo su cui transitavano i compensi in nero delle loro attività.
Avevano trasferito la loro residenza anagrafica nel Principato di Monaco ma, in realtà, continuavano a vivere e a lavorare a Roma. Dieci persone, tra imprenditori, artisti e professionisti anche del mondo dello spettacolo, hanno così occultato al Fisco, negli ultimi cinque anni, redditi per oltre 17 milioni di euro, oltre ad evadere l’IVA per 1,6 milioni di euro.
Sebbene fossero iscritte all’Anagrafe dei cittadini italiani residenti all’estero, avevano di fatto mantenuto in Italia il centro di imputazione dei propri affari e interessi, patrimoniali, economici e familiari. Dall’analisi delle singole posizioni economico-patrimoniali, le Fiamme Gialle del Nucleo Polizia Tributaria hanno infatti accertato che i dieci falsi monegaschi mantenevano in Italia la propria famiglia e la disponibilità di beni immobili e mobili, vi sostenevano consistenti spese e vi esercitavano lucrose attività di impresa e di lavoro autonomo servendosi, a volte, anche di società intestate a prestanome, per schermarsi da ogni controllo.
Gli accertamenti presso banche, uffici postali e intermediari finanziari, hanno permesso di individuare, inoltre, numerosi conti correnti e rapporti finanziari intestati a parenti, amici e conoscenti ovvero a società di comodo, sui quali confluivano i compensi “in nero” derivanti dalle attività imprenditoriali, artistiche e professionali svolte.
Tre persone tra le dieci smascherate dovranno anche vedersela con la Magistratura, per aver superato le soglie di punibilità previste dalla normativa penale tributaria per il reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi.
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"La Coop sei tu", ma non per i lavoratori
Nel mirino lo spot della Littizzetto. I dipendenti denunciano: "prendiamo 700 euro al mese, ci cambiano turno con una telefonata e lavoriamo anche di domenica"
Video: il contro-spot che prende in giro la Littizzetto e ribalta il messaggio.
"La Coop sei tu", recita lo slogan di un celebre spot, con protagonista la comica Luciana Littizzetto. Ma, come quasi sempre accade, la realtà è ben distante dalla sua rappresentazione mediatica: per questo il battagliero sindacato Usb ha lanciato un "controspot" nel quale, dopo aver rilanciato le affermazioni del colosso della grande distribuzione, dà voce ai suoi lavoratori. "Lo sai quanto guadagna in media una cassiera della Coop?", è la scritta che compare in sovrimpressione. La risposta non tarda ad arrivare: "Circa 700 euro al mese. le nostre famiglie fanno una gran fatica a tirare avanti". Poi l'Usb spiega che i contratti pat-time sono l'unica opzione possibile per sperare di essere assunti, e che i turni di lavoro vengono cambiati con una semplice telefonata. Non solo, si lavora anche di domenica. "E la famiglia - conclude il video - va a rotoli".
Rimangono sostanzialmente stabili rispetto alla scorsa settimana i dati sulle intenzioni di voto raccolte dall’istituto di ricerca Swg per la trasmissione Agorà estate che ogni settimana tasta il polso degli italiani e la loro affezione rispetto ai partiti politici. In questa fasi particolarmente convulse della politica italiana, mentre la maggioranza è scossa dalla questione “Sahalabayeva“, è quotato a circa un punto percentuale la distanza tra Pdl e Pd: il Popolo della Libertà perde lo 0,1% e si assesta al 26,5%, mentre il Partito democratico, con un calo dello 0,8%, è sceso al 25,5%.
Rimane invece ancora distante il Movimento 5 stelle che con il 18,5% rimane sostanzialmente stabile rispetto alla percentuale di voto dichiarata dagli italiani nella precedente rilevazione (quando aveva raccolto il 18,6%). Cresce di un punto percentuale, invece, Sinistra Ecologia e Libertà che passa dal 5,4% al 6,4%.
Intanto, tra Matteo Renzi ed Enrico Letta, continua la predilezione degli elettori del Pd per Matteo Renzi (che ottiene il 55%) contro il 30% di Enrico Letta. Anche nel complesso, gli italiani, Matteo Renzi otterrebbe il 35%, mentre Letta solo il 18%.
Gli italiani non possono fare a meno di scaricare musica illegalmente. Si tratterebbe di una tendenza diffusa, come rivela Spotify, servizio di musica in streaming, che ha pubblicato uno studio sul download illegale di musica. La ricerca, che si incentra sul fenomeno nei Paesi Bassi ha preso l’Italia come metro di paragone in negativo e segnala come “10.7 milioni di indirizzi IP italiani hanno scaricato musica illegalmente nel 2012”. 77 su 110 dunque hanno scaricato illegalmente e il 66% di questi è recidivo.
Le cifre non lasciano dubbi, eppure a livello di quantità la situazione è leggermente diversa: il 20% delle connessioni attive scarica appena un file l’anno, la maggioranza, invece, il 38%, scarica tra i due e i cinque file; il 31% tra i 6 e i 15; infine una connessione su dieci viaggia oltre i 16 download con una media di 25 file annui. Si tratta però di dati parziali, dal momento che Musicmetric misura il solo download tramite torrent.
Spotify si offre ovviamente come rivoluzionaria soluzione al problema: lo studio rileva come “se la pirateria diminuisse a 27 IP ogni 100 connessioni anche in Italia – come è già successo nei Paesi Bassi dopo l’arrivo di Spotify –, verrebbero scaricati illegalmente 47 milioni di file in meno”.
Lo studio di Spotify: 8 italiani su 10 scaricano musica illegalmente
Lo studio realizzato da Spotify è davvero impressionante ed allarmente: quasi 8 italiani su 10 scaricano illegalmente contenuti musicali dalla rete web. Spotify è un famosissimo servizio di musica streaming e lo studio condotto dall’azienda, allarma ancor di più, un mercato che da diversi anni è in prodofonda crisi allo sviluppo della rete web e dei vari software che permettono di scaricare musica illegalmente in tutta comodità. Lo studio effettuato rivela che nell’anno 2012 oltre 10 milioni di indirizzi IP italiani hanno scaricato musica illegalmente, bypassando cosi l’acquisto di un brano o di un album. Ma il dato davvero grave è che chi ha scaricato musica illegalmente, si è ripetuto più volte nel corso dello stesso anno, moltiplicando cosi il numero di brani scaricati!
Ecco di seguito i dati precisi rilevati dall’azienda Spotify: - il 20% realizza il download per un solo file l’anno - il 38% ne scarica tra i due e i cinque - il 31% non supera i 15 file - mentre una connessione su dieci va oltre i sedici, con una media di 25 file annui I dati però non comprendono i download che vengono effettuati da piattaforme come YouTube o simili, che sicuramente raddoppierebbero o triplicherebbero il numero di download segnalato dall’azienda Spotify. Per contrastare questo altissimo numero di download illegale, Spotify mostra e segnala che nei Paesi Bassi ( dove il loro servizio è presente da moltissimi anni , e dove viene offerta musica on demand ) il calo dei download illegali è stato del 27%.
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Inter, accelera la trattativa di Moratti: a Thohir il 75% in cambio di 300 milioni
Ad infiammare la tiepida notte milanese è arrivata una notizia clamorosa: il presidente dell'Inter Massimo Moratti sarebbe sul punto di cedere il 75% delle sue quote a Erick Thohir, il magnate indonesiano che da oltre due mesi sta corteggiando con insistenza il patron nerazzurro. I due erano già in trattativa da tempo, ma ora ci sarebbe stata un'improvvisa acelerazione che potrebbe portare e a un accordo già questo weekend: si tratterebbe di un colpo di scena, visto che fino a pochi giorni fa sembrava che la proprietà non fosse intenzionata a cedere la maggioranza del club, ma solo il 20-30%. Dietro l'improvviso cambio d'idea del patron nerazzurro ci sarebbe un'offerta da 300 milioni che Moratti avrebbe intenzione di accettare. L’attuale presidente del’Inter, però, stando alle indiscrezioni, rimarrebbe comunque un punto di riferimento del club e non uscirebbe completamente di scena. E' quello che i supporter da giorni continuavano a scrivere e ripetere sui forum dei socialnetwork: “Moratti non deve lasciare l’Inter”. La sensazione, però, è che si sia arrivati ad una svolta epocale: mai come in questo momento la dinastia Moratti e l’Inter sono state così distanti, mai come oggi Thohir può coronare il suo sogno di salire sul ponte di comando di uno dei più importanti club calcistici del mondo. Forse Moratti si è davvero stancato, forse gli oltre 300 milioni di debiti accumulati in quasi 4 lustri di presidenza cominciano a pesare. E per salvare l’Inter forse non ci sono altre strade.
p.s.) forse con lui se ne va uno degli ultimi "signori" del calcio italiano ed internazionale.
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“Niente pantaloncini a scuola? Allora mettiamo la gonna: fa troppo caldo”
L'originale forma di protesta di un gruppo di studenti di un liceo di Cardiff, dove non si arresta l'ondata di caldo che sta avvolgendo tutto il Regno Unito.
Devono aver sgranato gli occhi i professori di un liceo di Cardiff quando hanno visto presentarsi a scuola un gruppo di ragazzi in gonna. Il motivo è presto detto. I 17 ragazzi del Whitchurch High School protestano contro una legge che vieta loro di recarsi a scuola in pantaloncini. Il fatto è che in questo periodo il Regno Unito è nella morsa del caldo. Anche oggi le temperature hanno superato i 30 gradi per il sesto giorno consecutivo. E' un caldo record che la popolazione britannica – e in questo caso, quella gallese – non hanno quasi mai conosciuto.
E così, per combattere l'afa gli studenti gallesi invocano un abbigliamento meno formale e sopratutto più opportuno per queste giornate. “Negli ultimi giorni ho avuto un paio di mal di testa e irritazioni della pelle, perché faceva davvero tanto caldo” ha detto Tyrone Evelyn, 15 anni, uno dei ragazzi fautori dell'originale forma di protesta e che ha promesso di continuare “la battaglia per il cambiamento “, secondo quanto scrive il Daily Mail. La rigorosa politica delle uniforme della scuola permette alle studentesse di scegliere tra la gonna o i pantaloni, ma impedisce agli uomini di indossare i pantaloncini. “Le ragazze possono indossare gonne, quindi non vedo perché non possiamo indossare pantaloncini. E' una protesta ragionevole” spiega Tyrone. La preside dell'istituto, Huw Jones-Williams, però sembra irremovibile. O quasi. Ha promesso di tenere una consultazione con i vertici delle altre scuole di Cardiff per valutare un'eventuale cambio delle regole. In ogni caso, nessun ragazzo è stato punito.
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I bambini che si prostituiscono a Napoli
La scioccante inchiesta del Corriere della Sera
Amalia De Simone pubblica per il Corriere della Sera una scioccante inchiesta sulla prostituzione minorile a Napoli: al calar del sole alcune zone della città, tra Piazza Garibaldi e la stazione centrale, si riempiono di ragazzini – maschi e femmine – che vendono prestazioni sessuali, talvolta anche con una clientela abituale. COSTRETTI A PROSTITUIRSI - Le ragazzine non hanno più di quindici anni, i maschi sarebbero addirittura ancora più giovani: girando per le strade con l’operatrice sociale Deborah Divertito, la giornalista nota anche un bambino di circa sei anni.
Ce ne sono alcuni che hanno la postazione fissa nei pressi di una concessionaria di auto. Tra loro, una sera, spunta anche un bambino. Sembra non avere più di sei anni, quasi certamente rom. Accanto a lui un uomo grosso e adulto. Ripassiamo di continuo, per capire se resta tra i prostituti. Lui c’è sempre. Sta lì per tutta la serata. Qualche giorno dopo avviciniamo con una scusa i due ragazzi che «lavorano» abitualmente su quella strada. Sono dei veri e propri operai della prostituzione: il loro turno è dalle 19.30 in poi.
E la realtà è abberrante: quei bambini sul marciapiede non ci finiscono da soli, ma vengono spinti dalle famiglie, quelle stesse famiglie che dovrebbero proteggerli da questo genere di oscenità. Scrive ancora la De Simone:
[...] I bambini vengono venduti, o usati dalle famiglie per fare soldi. «Purtroppo è così – spiega Deborah Divertito, operatrice sociale da anni impegnata sul fronte della prostituzione e dei minori – e Napoli è diventata una meta allettante per questi traffici perché è facile ottenere documenti falsi tramite le organizzazioni criminali o anche attraverso laboratori clandestini del centro città o della zona flegrea. Inoltre i controlli sono pochissimi e c’è molta tolleranza».
E poi ci sono i cinema a luci rosse, dove il sesso si vende fin dalle nove di mattina, i marciapiedi cosparsi di fazzolettini e preservativi usati. Alessandro Gallo, consigliere della IV municipalità mostra la cruda realtà: da un lato della strada ci sono i bambini che giocano a pallone, dall’altro lato i loro coetanei si prostituiscono.
Questa vergogna è sotto gli occhi di tutti: qui ci sono le principali sedi istituzionali della città, ci sono gli uffici della Regione Campania e del Consiglio Regionale, c’è il tribunale. Solo il pensiero che intorno a questa zona si aggirano pedofili ma fa rabbrividire.
Sul Corriere della Sera un'inchiesta di Amalia De Simone sulla prostituzione minorile a Napoli. Un articolo che ci lascia senza parole e fa luce su quello che succede al calar del sole in alcune zone della città, tra Piazza Garibaldi e la stazione centrale. Ragazzini, maschi e femmine, che spesso non hanno neanche 15 anni, che vendono prestazioni sessuali, talvolta anche con una clientela abituale. Girando per le strade con l’operatrice sociale Deborah Divertito, la giornalista nota
anche un bambino di circa sei anni." Ce ne sono alcuni che hanno la postazione fissa nei pressi di una concessionaria di auto. Tra loro, una sera, spunta anche un bambino. Sembra non avere più di sei anni, quasi certamente rom. Accanto a lui un uomo grosso e adulto. Ripassiamo di continuo, per capire se resta tra i prostituti. Lui c’è sempre. Sta lì per tutta la serata. Qualche giorno dopo avviciniamo con una scusa i due ragazzi che «lavorano» abitualmente su quella strada. Sono dei veri e propri operai della prostituzione: il loro turno è dalle 19.30 in poi. "
E la realtà è scioccante: quei bambini sul marciapiede non ci finiscono da soli, ma vengono spinti dalle famiglie, quelle stesse famiglie che dovrebbero proteggerli da questo genere di oscenità, scrive ancora la De Simone. Alessandro Gallo, consigliere della IV municipalità mostra la cruda realtà: da un lato della strada ci sono i bambini che giocano a pallone, dall’altro lato i loro coetanei si prostituiscono
I dettagli del mercato del sesso minorile. Ragazzini e ragazzine di 13 anni si vendono anche nei cinema a luci rosse.
Una nuova forma di tratta, che coinvolge bambini e bambine dai 13 ai 17 anni, costretti dalle famiglie a vendere il proprio corpo sulle strade di Napoli. La prostituzione di minori in città non si pratica solo in periferia, ma nella piazza della stazione centrale. Il consumo del sesso minorile inizia dalle 8 di sera in poi. Auto in fila in attesa delle ragazze, ma da qualche tempo anche i ragazzini, così come nella strada dove da anni si prostituiscono gli uomini, ora ci sono ragazzi di tredici, quindi e diciassette anni. «Napoli è diventata una meta allettante per questi traffici perché è facile ottenere documenti falsi tramite le organizzazioni criminali o anche attraverso laboratori clandestini del centro città o della zona flegrea», spiega Deborah Divertito, operatrice sociale che lavora proprio sulla prostituzione minorile. Questo esempio arriva da Napoli, ma storie simili ce ne sono tante nel nostro paese. La maggior parte di loro sono rumeni o bulgari, anche se non mancano nord africani e sub sahariani. Seduti ai bordi delle strade attendono i clienti che vengano a prelevarli per qualche minuto. Poi si torna alla propria postazione. Un vero e proprio Suq del sesso, dove si alternano donne, uomini, bambine e bambini. I cronisti del Corriere raccontano di aver avvicinato alcuni di loro: «Minorenni? Si, ce ne sono. Non sempre però. Dipende dalle famiglie, sono loro che li mettono sulla strada - dicono». Deborah Divertito lamenta i pochi controlli e la troppa tolleranza di questo agghiacciante mercato nero: «Sulla strada ci sono per lo più adolescenti, sia maschi che donne. Offrono prestazioni sessuali a prezzi bassi», spiega. «Sono quasi sempre ragazze dell'est o nigeriane - continua -, quasi sempre vittima di tratta, entrate in Italia con dei sogni e buttate per strada con violenze e ricatti. I ragazzi sono per lo più rom o bulgari e partono dai 13 anni». E a pesare anche di più sulla situazione, c'è la colpevole tolleranza di alcuni cinema a luci rosse, dove la mattina e al pomeriggio si danno appuntamento numerosi ragazzini con i clienti delle sale cinematografiche. E mentre le sale per la visione sono deserte, i corridoi e le hall delle strutture pullulano di persone. Tanti ragazzini che aspettano i clienti nelle salette secondarie. Dei veri e propri privè, ai quali si accede pagando un extra per guardare - e si può immaginare che cos'altro - il film il "totale privacy". Un mercato clandestino, che però si muove alla luce del sole. «Questa vergogna è sotto gli occhi di tutti - spiega ai giornalisti Alessandro Gallo, consigliere della IV municipalità -. Qui ci sono le principali sedi istituzionali della città, ci sono gli uffici della Regione Campania e del Consiglio Regionale, c'è il tribunale. Solo il pensiero che intorno a questa zona si aggirano pedofili ma fa rabbrividire».
(emme.lau) ---
Nel Maryland la (tripla) festa dei gemelli
Tra di loro anche una famiglia composta da una doppia tripletta
Si sono dati appuntamento Balimora, nel Maryland, le famiglie americane con una peculiarità davvero unica. Quella di avere in casa una coppia di gemelli, pardòn, una tripletta di gemelli. Ebbene sì, per partecipare alla Triplets in Charm City, infatti, l'avere un fratello o una sorella identici non era sufficiente. Bisognava essere in tre, come i porcellini o come i moschettieri. Tra tutte, però, a spiccare è stata decisamente la famiglia Blasdell. In casa loro di triplette di gemelli ce ne sono ben due. La prima composta da Emma, Rebecca e Patrick, la seconda dalle piccole Abigail, Margaret e Marian.
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Le perle di Bersani su twitter
Raccolta del sito TzeTze sulle perle di Bersani. Una sola immagine racconta le promesse finite in cenere.
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Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede condannati: la sentenza Ruby bis
Il Tribunale di Milano si pronuncia sul processo parallelo a quello del Cavaliere
Arriva così la sentenza in primo grado sul processo Ruby Bis, procedimento penale parallelo a quello che ha già visto la condanna a sette anni di Silvio Berlusconi, e che vede coinvolti l’ex consigliere regionale Nicole Minetti, l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede e l’ex manager dei vip Lele Mora, accusati di induzione e favoreggiamento alla prostituzione, anche minorile, durante il periodo delle “cene eleganti” in quel di Arcore. Tutti condannati a 7 anni, tranne Nicole Minetti che ne becca 5. Tutti e tre sono interdetti dai pubblici uffici, Mora e Fede anche dal lavorare in ambienti in cui sono presenti minori. LA SENTENZA - La sentenza, emessa oggi dai giudici della quinta sezione penale del tribunale presieduti da Annamaria Gatto, arriva dopo un processo lunghissimo fatto di infinite deposizioni da parte non solo dei tre imputati, ma anche di gran parte delle ragazze che, con maggiore o minore assiduità, avrebbero partecipato ai “festini con bunga bunga”.
Leggete questa decisione dei giudici. Sette anni a Emilio Fede e Lele Mora, cinque a Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione. Interdizione perpetua dai pubblici uffici per Fede e Mora, e l'interdizione per 5 anni per la Minetti. E poi leggete quest'altra. Il gip di Milano ha disposto gli arresti domiciliari per Gabardi El Habib, il pirata della strada che il 10 luglio ha travolto e ucciso a Gorgonzola (Milano) la 16enne Beatrice Papetti. Una settimana dopo l'investimento, l'uomo si era costituito ai carabinieri ed era stato portato in carcere. Non si era neanche fermato a soccorrere la ragazza ed era scappato via. Beatrice era stata ritrovata cadavere, sull'asfalto, dal padre che faceva il volontario a bordo di un'ambulanza. Come premio, El Habib è stato spedito già a casa sua, confortato dal suo Imam. Tirate voi le conclusioni, che a noi viene da vomitare.
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La ragazza più forte del mondo: Varya Akulova
Il record come ragazza più forte del mondo è della Ucraina Varya Akulova, entrata per questo anche nel Guinness dei Primati, in ben due categorie. Varya è in grado di sollevare oltre cinque volte il suo peso (350kg, mentre lei ne pesa meno di 50). Varya viene da una famiglia di circensi, e quando stava per nascere (nel 1992) il padre Yurij sperava che sarebbe arrivato un maschietto in modo che potesse in futuro dare una mano ai genitori negli spettacoli, basati sulla forza fisica, un tratto di famiglia da generazioni (alcuni suoi antenati si erano distinti per forza ed abilità nelle guerre tra Russia e Turchia nel 19° secolo.
Quando invece è nata una femminuccia, dopo avere inizialmente creduto che il suo desiderio non si sarebbe avverato, il padre ha poi pensato che non c’era motivo per cui una ragazza non potesse essere forte come un uomo. E così mentre le sue coetanee giocavano con le bambole, Varya sollevava pesi: questo comunque sotto uno stretto controllo medico, per assicurarne il sano sviluppo. A tre anni Varya si è unita ai genitori come acrobata. A sei anni era in grado di tenere sulle spalle il padre, e a dodici di caricarsi entrambi i genitori. Nonostante la sua forza continua a mantenere dei lineamenti femminili aggraziati, a quanto pare grazie al fatto che non prende integratori di alcun tipo. Varya è però spesso stata oggetto di discriminazioni per la sua forza fisica, con alcuni (anche agli spettacoli della sua famiglia) che le consigliano piuttosto di imparare a cucinare per trovarsi un marito. Altri che commentano preoccupati per lei che “nessun uomo non sposerà mai una donna così forte”. Apparentemente un giornale si sarebbe spinto oltre, arrivando a sostenere che per le ragazze in generale è sbagliato praticare lo sport.
Il critico d'arte contesta la presidente della Camera per la crociata contro il programma: "Se fosse coerente..."
Vittorio Sgarbi e Laura Boldrini
Vittorio Sgarbi attacca Laura Boldrini. Al critico d'arte non è andato giù lo stop a Miss Italia in Rai sponsorizzato dalla presidente della Camera. Così Sgarbi provoca la Boldrini: "E' sempre elegante e seriosa, non vuole far dimenticare le sue origini. Se ne frega dei ruoli di garanzia. Questa volta ha voluto vieppiù dimostrare la propria dignità di donna senza paura: 'Non mandare in onda Miss Italia su Rai Uno è una scelta di civiltà'. Perfino Fiorello si è ribellato. Cosa c'entra Miss Italia con la civiltà che la escluderebbe? Si può discutere il format televisivo non l'istituzione". Talebana Boldrini - E fin qui Sgarbi, elegantemente, mostra il suo dissenso. Ma ad un certo punto sbotta e va giù duro: "Mentre è controversa la libertà di indossare il burka, è certa la libertà di voler esibire la bellezza del corpo in una competizione di bellezza. La talebana Boldrini non usa il bikini?" Vittorio è una furia e immagina lady Montecitorio al mare: "Va in spiaggia nascondendo le forme del suo corpo per esibire la sua luminosa intelligenza? E il mondo gay che si esprime nei variopinti Gay pride, tra mille fisiche provocazioni, contrasta virtuose scelte di civiltà?", scrive Sgarbi su il Giornale. In spiaggia col burka - E ancora: "E i trans che si truccano da donne, inseguendo un fantasma di bellezza femminile minacciano la civiltà? Miss Italia è una piccola parte della storia d'Italia che in tempi di povertà, nei quali la bellezza femminile fu ingenua consolazione e qualche volta ricatto". Infine arriva il consiglio alla presidente della Camera: "Signora Boldrini, questa estate non si metta il bikini. Vada in spiaggia col burka. Per solidarietà con le ragazze musulmane che non possono partecipare a Miss Italia". La Boldrini seguirà il consiglio di Vittorio? (I.S.)
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