A 40 anni dalla morte di Bruce Lee, Hong Kong ricorda suo eroe
(ASCA) - Sono passati quarant'anni dalla scomparsa di Li Xiaolong, il ''piccolo drago'', al secolo Bruce Jun Fan Lee, l'uomo che rese popolari le arti marziali anche in Occidente, grazie ai suoi film prodotti a Hollywood.
Nato a San Francisco nel 1940 e cresciuto a Hong Kong, Lee e' stato uno studioso di kung fu e ha praticato anche la boxe occidentale prima di dedicarsi al cinema. Che il grande schermo fosse il suo destino lo si era capito fin dall'eta' di tre mesi, quando aveva fatto una parte da neonato in un film del 1941. Fu il produttore della serie televisiva ''Batman e Robin'', William Dozier, colpito dalle sue notevoli capacita' fisiche, a invitarlo a un'audizione, grazie alla quale si aggiudico' una parte nelle serie televisive ''Il calabrone verde'' e ''Batman''.
Recito' anche nelle serie ''Ironside'', ''Longstreet'', ''Here Come the Brides'' e al film ''L'investigatore Marlowe'' del 1969.
Nel 1971 la svolta, con il ruolo di protagonista ne ''Il furore della Cina colpisce ancora'', primo film di una lunga serie di pellicole violentissime e vietate ai minori, ma di grande impatto sul pubblico, che cominciarono a spopolare nelle sale europee e nordamericane. Il film batte' tutti i record di Hong Kong con oltre 3 milioni di dollari locali di incasso. In Italia usci' solo nel maggio 1973 incassando poco piu' di 200 milioni di lire, e dopo ''Dalla Cina con furore'' che era stato girato invece nel 1972. Sempre di quell'anno e' ''L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente'', girato a Roma, con una celebra scena di combattimento fra Lee e Chuck Norris all'interno del Colosseo, anche se il film in Italia sarebbe uscito solo postumo, nel 1974.
La consacrazione avvenne nel 1973 con ''I tre dell'Operazione Drago'', film che fu il secondo maggior incasso della Warner Bros dopo ''L'esorcista'', e consolido' l'immagine di Lee come supestar delle arti marziali.
La leggenda doveva durare poco. Gia' durante le sessioni di doppiaggio del film, Lee fu colto da un attacco di vomito e febbre alta causato da un edema cerebrale. In quell'occasione se la cavo' grazie all'assunzione di un farmaco, il mannitolo, che riduceva il gonfiore cerebrale. Ma tre mesi dopo, il 20 luglio del 1973, mentre si trovava a Hong Kong a lavorare su un nuovo film, ''Game of Death'', fu colto da un attacco di emicrania e non si sveglio piu' dopo essersi messo a dormire. Le cause della morte sono ancora oggi oggetto di discussione, anche se la tesi piu' accreditata fu quella di una relazione allergica a un antidolorifico.
Solo vent'anni dopo, nel 1993, arrivo' il riconoscimento ufficiale di Hollywood, con una stella sulla Walk of Fame a Los Angeles, mentre nel 2005, in occasione del suo 65mo compleanno, una statua commemorativa e' stata posata sull'Avenue of the Stars a Kowloon, area urbana di Hong Kong, davanti alla quale oggi, a quarant'anni dalla morte, decine di fan gli hanno reso omaggio.
Per l'occasione il governo di Hong Kong, in collaborazione con la Bruce Lee Foundation, ha messo insieme una mostra per presentare la vita della defunta star, come la tuta gialla che indossava nel film incompiuto ''L'ultimo combattimento di Chen'' (Game of death), uscito poi nel 1978, i suoi scritti e i suoi disegni.
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Nato a San Francisco nel 1940 e cresciuto a Hong Kong, Lee e' stato uno studioso di kung fu e ha praticato anche la boxe occidentale prima di dedicarsi al cinema. Che il grande schermo fosse il suo destino lo si era capito fin dall'eta' di tre mesi, quando aveva fatto una parte da neonato in un film del 1941. Fu il produttore della serie televisiva ''Batman e Robin'', William Dozier, colpito dalle sue notevoli capacita' fisiche, a invitarlo a un'audizione, grazie alla quale si aggiudico' una parte nelle serie televisive ''Il calabrone verde'' e ''Batman''.
Recito' anche nelle serie ''Ironside'', ''Longstreet'', ''Here Come the Brides'' e al film ''L'investigatore Marlowe'' del 1969.
Nel 1971 la svolta, con il ruolo di protagonista ne ''Il furore della Cina colpisce ancora'', primo film di una lunga serie di pellicole violentissime e vietate ai minori, ma di grande impatto sul pubblico, che cominciarono a spopolare nelle sale europee e nordamericane. Il film batte' tutti i record di Hong Kong con oltre 3 milioni di dollari locali di incasso. In Italia usci' solo nel maggio 1973 incassando poco piu' di 200 milioni di lire, e dopo ''Dalla Cina con furore'' che era stato girato invece nel 1972. Sempre di quell'anno e' ''L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente'', girato a Roma, con una celebra scena di combattimento fra Lee e Chuck Norris all'interno del Colosseo, anche se il film in Italia sarebbe uscito solo postumo, nel 1974.
La consacrazione avvenne nel 1973 con ''I tre dell'Operazione Drago'', film che fu il secondo maggior incasso della Warner Bros dopo ''L'esorcista'', e consolido' l'immagine di Lee come supestar delle arti marziali.
La leggenda doveva durare poco. Gia' durante le sessioni di doppiaggio del film, Lee fu colto da un attacco di vomito e febbre alta causato da un edema cerebrale. In quell'occasione se la cavo' grazie all'assunzione di un farmaco, il mannitolo, che riduceva il gonfiore cerebrale. Ma tre mesi dopo, il 20 luglio del 1973, mentre si trovava a Hong Kong a lavorare su un nuovo film, ''Game of Death'', fu colto da un attacco di emicrania e non si sveglio piu' dopo essersi messo a dormire. Le cause della morte sono ancora oggi oggetto di discussione, anche se la tesi piu' accreditata fu quella di una relazione allergica a un antidolorifico.
Solo vent'anni dopo, nel 1993, arrivo' il riconoscimento ufficiale di Hollywood, con una stella sulla Walk of Fame a Los Angeles, mentre nel 2005, in occasione del suo 65mo compleanno, una statua commemorativa e' stata posata sull'Avenue of the Stars a Kowloon, area urbana di Hong Kong, davanti alla quale oggi, a quarant'anni dalla morte, decine di fan gli hanno reso omaggio.
Per l'occasione il governo di Hong Kong, in collaborazione con la Bruce Lee Foundation, ha messo insieme una mostra per presentare la vita della defunta star, come la tuta gialla che indossava nel film incompiuto ''L'ultimo combattimento di Chen'' (Game of death), uscito poi nel 1978, i suoi scritti e i suoi disegni.
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I 40 anni dalla morte di Bruce Lee
Il 20 luglio 1973, Bruce Lee fu colto da un attacco di emicrania e non si svegliò più dopo essersi messo a dormire. Fu la fine dell'attore e l'inizio del Mito.
“I tre dell’Operazione Drago” consacrò Bruce Lee (in coppia con Jim Kelly, l’attore scomparso lo scorso primo luglio), fu il secondo maggior incasso della Warner Bros, dopo “L’esorcista” ed aiutò a consolidare l’immagine dell’attore come superstar delle arti marziali. Una leggenda destinata, però, a durare poco. Durante le sessioni di doppiaggio di un film, Bruce Lee fu colpito da un attacco di vomito e da febbre alta, causatagli da un edema cerebrale. Se la cavò grazie al mannitolo, un farmaco che riduceva il gonfiore cerebrale. Tre mesi dopo, mentre era ad Hong Kong per lavorare a “Game of Death”, fu colto da un attacco di emicrania e non si svegliò più dopo essersi messo a dormire. Ancora oggi le cause sulla sua morte, restano un oggetto di discussione.
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The Labour Pains actress, 27, currently in rehab for drug and alcohol addiction, thinks being a mum would turn her life around.
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p.s.) evidentemente vuole un figlio!
Milano: ancora polemica D&G-Comune, Gelmini e Santanché con gli stilisti
Gelmini: Stupefacente che un marchio ambasciatore del Made in Italy trovi nelle istituzioni interlocutori così inadeguati
Domenico Dolce e Stefano Gabbana non si arrendono e non si rassegnano. Dopo aver deciso venerdì di chiudere per tre giorni le boutique milanesi in segno di "sdegno" contro le affermazioni dell'assessore comunale al Commercio Franco D'Alfonso, sabato comprano due pagine su alcuni quotidiani nazionali per spiegare ai lettori le loro ragioni. Nella prima e' riportato il comunicato diffuso venerdì, in cui Dolce e Gabbana esprimono "indignazione e sdegno" per il trattamento ricevuto dal Comune di Milano. Nella seconda e' riportata la nota dei loro avvocati in cui si ricostruisce la versione degli stilisti nel processo che ha portato alla loro condanna con l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi. D'Alfonso, ricordiamo, si era detto contrario alla assegnazione di nuovi spazi a coloro che non rispettano le regole ed evadono il fisco. Ma gli stilisti non si danno pace e su twitter continuano a “raccontare” il loro sdegno e a polemizzare con l’assessore. ''Noi non abbiamo chiesto nessuno spazio al Comune!'' Mariastella Gelmini deputato del Pdl ed ex ministro dell’Istruzione si schiera al loro fianco.
“Dobbiamo dire solo grazie – dice Gelmini in una nota - al sistema della moda italiano che ha saputo creare prestigio e ricchezza per il nostro Paese. Lo ha fatto con il sacrificio ed il talento di una generazione straordinaria di italiani ai quali affidiamo - in un momento di crisi - un particolare messaggio di speranza e di fiducia. Troppo spesso senza la giusta riconoscenza e - come accade solo in Italia per tutto il mondo imprenditoriale - troppo spesso mortificati da una cultura che considera il benessere una colpa e un motivo di invidia sociale. La polemica di queste ore - tra Dolce e Gabbana e il Comune di Milano - riflette purtroppo questo retroterra ideologico che gli elettori dimenticano e sottovalutano. E' infatti stupefacente che un marchio importante, ambasciatore del Made in Italy, che impegna il talento e la dedizione di tantissime persone, e onora Milano, trovi nelle istituzioni cittadine degli interlocutori così inadeguati alle prospettive di una città internazionale”. "Vogliono fare di Milano Berlino est", è l'accusa che al Comune rivolge Daniela Santanché.
“Dobbiamo dire solo grazie – dice Gelmini in una nota - al sistema della moda italiano che ha saputo creare prestigio e ricchezza per il nostro Paese. Lo ha fatto con il sacrificio ed il talento di una generazione straordinaria di italiani ai quali affidiamo - in un momento di crisi - un particolare messaggio di speranza e di fiducia. Troppo spesso senza la giusta riconoscenza e - come accade solo in Italia per tutto il mondo imprenditoriale - troppo spesso mortificati da una cultura che considera il benessere una colpa e un motivo di invidia sociale. La polemica di queste ore - tra Dolce e Gabbana e il Comune di Milano - riflette purtroppo questo retroterra ideologico che gli elettori dimenticano e sottovalutano. E' infatti stupefacente che un marchio importante, ambasciatore del Made in Italy, che impegna il talento e la dedizione di tantissime persone, e onora Milano, trovi nelle istituzioni cittadine degli interlocutori così inadeguati alle prospettive di una città internazionale”. "Vogliono fare di Milano Berlino est", è l'accusa che al Comune rivolge Daniela Santanché.
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