Domenico Dolce e Stefano Gabbana non si arrendono e non si rassegnano. Dopo aver deciso venerdì di chiudere per tre giorni le boutique milanesi in segno di "sdegno" contro le affermazioni dell'assessore comunale al Commercio Franco D'Alfonso, sabato comprano due pagine su alcuni quotidiani nazionali per spiegare ai lettori le loro ragioni. Nella prima e' riportato il comunicato diffuso venerdì, in cui Dolce e Gabbana esprimono "indignazione e sdegno" per il trattamento ricevuto dal Comune di Milano. Nella seconda e' riportata la nota dei loro avvocati in cui si ricostruisce la versione degli stilisti nel processo che ha portato alla loro condanna con l’accusa di omessa dichiarazione dei redditi. D'Alfonso, ricordiamo, si era detto contrario alla assegnazione di nuovi spazi a coloro che non rispettano le regole ed evadono il fisco. Ma gli stilisti non si danno pace e su twitter continuano a “raccontare” il loro sdegno e a polemizzare con l’assessore. ''Noi non abbiamo chiesto nessuno spazio al Comune!'' Mariastella Gelmini deputato del Pdl ed ex ministro dell’Istruzione si schiera al loro fianco.
“Dobbiamo dire solo grazie – dice Gelmini in una nota - al sistema della moda italiano che ha saputo creare prestigio e ricchezza per il nostro Paese. Lo ha fatto con il sacrificio ed il talento di una generazione straordinaria di italiani ai quali affidiamo - in un momento di crisi - un particolare messaggio di speranza e di fiducia. Troppo spesso senza la giusta riconoscenza e - come accade solo in Italia per tutto il mondo imprenditoriale - troppo spesso mortificati da una cultura che considera il benessere una colpa e un motivo di invidia sociale. La polemica di queste ore - tra Dolce e Gabbana e il Comune di Milano - riflette purtroppo questo retroterra ideologico che gli elettori dimenticano e sottovalutano. E' infatti stupefacente che un marchio importante, ambasciatore del Made in Italy, che impegna il talento e la dedizione di tantissime persone, e onora Milano, trovi nelle istituzioni cittadine degli interlocutori così inadeguati alle prospettive di una città internazionale”. "Vogliono fare di Milano Berlino est", è l'accusa che al Comune rivolge Daniela Santanché.