Il discorso di Giorgio Napolitano alla cosiddetta “Cerimonia di consegna del ventaglio” da parte della stampa parlamentare. In mattinata il Capo dello Stato ha ricevuto il ministro di Grazia e Giustizia Anna Maria Cancellieri. Sul sito del Quirinale la cerimonia del Ventaglio viene presentata così:
Quest’anno però certamente non ci si può attendere che io tracci un qualche bilancio del periodo trascorso dall’incontro con voi del luglio 2012. Perché è stato un periodo tra i più intensi e inquieti nella storia politica e istituzionale dell’Italia repubblicana, per il succedersi di eventi straordinari, di svolte, di momenti di tensione e perfino di rischi di paralisi, nella vita pubblica, senza precedenti. Quel che comunque è rimasto sempre incombente e che deve anche oggi avere il primo posto nella nostra attenzione collettiva, quel che costituisce sempre il punto di riferimento fondamentale per le istituzioni e per le forze politiche e sociali, è la criticità delle condizioni economiche e sociali del nostro paese, la serietà delle incognite con cui ci confrontiamo.
Riusciremo ad allentare presto e quindi a superare una crisi finanziaria e una recessione che in questi anni hanno fatto regredire la nostra economia e il tenore di vita di larghi strati della popolazione ? Crisi finanziaria e recessione sono, come sappiamo, fenomeni europei, che toccano ormai anche paesi più avanzati ed efficienti del nostro e che non sono separabili da profondi cambiamenti, tra non lievi alti e bassi, sul piano mondiale. Europeo, come finalmente si è riconosciuto, nella sua complessità e nella sua impellenza, è il fenomeno della crescente disoccupazione giovanile. Riusciremo a darvi risposte in Italia e in Europa ? Riusciremo a portare via via il nostro sistema produttivo e insieme il nostro sistema istituzionale, il nostro assetto di governo e i nostri meccanismi amministrativi all’altezza di sfide che espongono l’Italia a un serio pericolo di declino?
Sono queste le domande e le esigenze di fondo cui deve rapportarsi ogni discorso sulle opzioni politiche di cui quotidianamente discutiamo, e su cui anche lei, gentile Presidente Sardoni, mi ha or ora interrogato. La premessa, nell’aprile scorso, era dare al paese un governo, non lasciarlo scivolare verso convulsioni destabilizzanti, nell’impotenza perfino di aver voce nel decisivo concerto europeo.
Una voce che invece si è sentita, nei due mesi e mezzo trascorsi dalla formazione del governo Letta, con riconoscimenti e apprezzamenti per la capacità d’iniziativa e di proposta espressa dal Presidente del Consiglio, attraverso una ricca rete di passi, di incontri, di confronti in sedi europee e internazionali. Lo si può forse seriamente negare ? Si può mettere a repentaglio la continuità di questo governo, impegnato in un programma di attività ben definito, senza offrire pesanti ragioni ai più malevoli e anche interessati critici e detrattori del nostro paese, pronti a proclamare l’ingovernabilità e inaffidabilità dell’Italia ? I contraccolpi a nostro danno, nelle relazioni internazionali e nei mercati finanziari, si vedrebbero subito e potrebbero risultare irrecuperabili. Come lei, dottoressa Sardoni, ha ricordato, è stato lo stesso Presidente Letta ad affermare che egli certo non intende governare “ad ogni costo”, cioè anche a costo di subire freni e interferenze che blocchino la produttività degli sforzi dell’Esecutivo. Dobbiamo in quell’affermazione vedere una garanzia importante per tutti.
Si concentri allora l’attenzione sugli indirizzi adottati, sulle decisioni prese e sottoposte al Parlamento, anche per discuterle nel merito, con spirito critico, con serietà e con capacità propositiva. Le forze sociali, che stanno dando prova del necessario senso di responsabilità, possono contare – verificandone in concreto l’attuazione – su misure, già decise dal governo, dirette a stimolare una ancora ardua ripresa economica e a sostenere processi di formazione e possibilità di occupazione per i giovani. Altre misure sono all’esame del governo, relative a nodi – anche di politica fiscale – che stanno per essere sciolti. Dev’esserci senso dell’urgenza e determinazione, da far valere anche nel contesto europeo ; si possono comprendere appelli a scelte di maggior impatto, volte a scuotere un’economia fiaccata in settori vitali ; ma essenziale è non perdere di vista il quadro complessivo dei risultati ottenuti e da ottenere, degli impegni e dei vincoli da osservare, come disse il 31 maggio scorso il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, concludendo le sue “Considerazioni finali” : “I sacrifici compiuti per conseguire e consolidare la stabilità finanziaria rispondono a rigidità a lungo trascurate, a ritardi accumulati nel tempo. L’uscita dalla procedura di deficit eccessivo ne è un primo frutto, da non dissipare. Va considerato un investimento su cui costruire”.
La situazione in cui ci muoviamo va valutata con la massima ponderazione, senza oscurarne i dati di gravità, e insieme senza indulgere a catastrofismi. Ci aiuta in questo senso il Bollettino Economico della Banca d’Italia appena reso pubblico. Siamo esposti a incertezze e variabili del quadro mondiale, per quel che riguarda la crescita e gli scambi. Nell’area dell’Euro, si è registrato nello scorso trimestre ancora un calo del prodotto interno lordo, con qualche più recente segno di miglioramento nella produzione industriale e nella spesa delle famiglie. Si è ribadita una politica di bassi tassi d’interesse e di abbondante offerta di liquidità da parte della Banca Centrale Europea. I problemi del sistema creditizio si proiettano ormai nell’orizzonte dell’Unione bancaria, verso la quale procedere decisamente. Sono – tutti questi – temi ed aspetti di un indirizzo più favorevole alla crescita e all’occupazione per cui l’Italia opera e preme in seno alle istituzioni dell’Unione. E tale azione culminerà nel semestre italiano di presidenza europea, nella seconda metà del 2014, occasione cruciale e banco di prova per il rilancio dell’Europa e per il ruolo di uno Stato fondatore come il nostro.
Per quel che riguarda più specificamente il nostro paese, il documento della Banca d’Italia, pur senza indulgere a valutazioni sdrammatizzanti e a facili illusioni, riafferma dati positivi – anche confutando giudizi posti a base della recente decisione dell’agenzia Standard & Poor’s : dati positivi sulla condizione dei conti pubblici, come sulle partite correnti della bilancia dei pagamenti (grazie, in particolare, alla crescita delle nostre esportazioni, se non all’interno dell’eurozona, verso i mercati extraeuropei). Non ignorando i fenomeni più gravi, relativi al mercato del lavoro o alle difficoltà e al costo del credito alle imprese, è tuttavia possibile cogliere in modo obbiettivo e puntuale segni incoraggianti di stabilizzazione e ripresa dell’attività produttiva nella seconda metà di quest’anno, pur essendo il 2013 destinato a concludersi con un calo del PIL dell’1,9 per cento in media d’anno. Si fa affidamento, in particolare, sullo sblocco dei pagamenti alle imprese dei debiti commerciali delle Amministrazioni pubbliche. Ma l’avvertimento finale riguarda i rischi che sui mercati finanziari corre ancora l’Italia, sensibile – per via dell’alto debito pubblico e di deboli prospettive di crescita – “alle variazioni” – si sottolinea – “del clima di fiducia degli investitori”, condizionato anche dalle valutazioni degli analisti.
Inutile dire come il clima di fiducia verso l’Italia possa variare positivamente in presenza di una valida azione di governo e di un concreto processo di riforme su ampie basi di consenso parlamentare, e come esso potrebbe invece peggiorare anche bruscamente dinanzi a una nuova destabilizzazione del quadro politico italiano. È perciò indispensabile, nell’interesse generale, proseguire nella realizzazione degli impegni del governo Letta, sul piano della politica economica, finanziaria, sociale, dell’iniziativa europea, e insieme del “crono-programma” di 18 mesi per le riforme istituzionali, già partito anche in Parlamento col primo voto sulla legge costituzionale che ne faciliterà il percorso.
Proseguire con maggiore e non minore coesione, sapendo che esitazioni da un lato o forzature dall’altro, esibite polemicamente, possono far sfuggire al controllo delle stesse forze di maggioranza la situazione. E allora si sgombri il terreno da sovrapposizioni improprie, come quella tra vicende giudiziarie dell’on. Berlusconi e prospettive di vita dell’attuale governo. Dovrebbe riconoscersi che è interesse comune affidarsi con rispetto – senza pressioni né in un senso né nell’altro – alle decisioni della Corte di Cassazione, e affidarsi correttamente – chi ha da difendersi – all’esercizio dei diritti e delle ragioni della difesa.
Anche al di là dei casi della giustizia, qualsiasi appello, rivolto politicamente in tutte le direzioni, ad abbassare i toni, ad abbandonare le posizioni “urlate”, a confrontarsi più pacatamente, va preso sul serio e può riuscire utile. Occorre sgombrare il campo egualmente da gravi motivi d’imbarazzo e di discredito per lo Stato e dunque per il paese, come quelli provocati dall’inaudita storia della precipitosa espulsione dall’Italia della madre kazaka e della sua bambina, sulla base di una reticente e distorsiva rappresentazione del caso, e di una pressione e interferenza, l’una e le altre inammissibili da parte di qualsiasi diplomatico straniero. Ne sono scaturiti anche interrogativi sul modo di garantire pienamente diritti fondamentali di persone presenti a qualsiasi titolo nel nostro paese.
Il governo ha opportunamente deciso – partendo da una prima ricostruzione della vicenda – innanzitutto di sanzionare comportamenti di funzionari titolari di delicati ruoli in materia di sicurezza, che hanno assunto decisioni non sottoposte al necessario vaglio dell’autorità politica e non fondate su verifiche e valutazioni rigorose. Ancor più importante è che il governo intervenga – come ha annunciato di voler fare – su norme di condotta e catene di gestione burocratiche che possono mettere in simili casi, e di fatto in questo caso concreto hanno messo, in serie difficoltà l’esecutivo. Alla Presidente Sardoni dico peraltro che, anche per dei ministri (ma non solo per loro), è assai delicato e azzardato evocare responsabilità “oggettive”, ovvero (per usare la sua espressione) “consustanziali alla carica che si ricopre”.
È comunque del tutto evidente che a questo proposito da parte di forze politiche di opposizione si tenda in questo momento a far franare un equilibrio politico e di governo che si giudica spurio prima ancora che inadeguato. Per spingere il paese, le sue istituzioni rappresentative, verso quale sbocco? Tutti i propositi alternativi, anche se appaiano velleitari, possono essere legittimi. Ma inviterei coloro che lavorano su ipotesi più o meno fumose o arbitrarie, a non contare su decisioni che quando si fosse creato un vuoto politico spetterebbero al Presidente della Repubblica e che io – mi spiace, Presidente Sardoni, di non poter rispondere a quelle sue domande – non starò certo ora ad anticipare. Non ci si avventuri perciò a creare vuoti, a staccare spine, per il rifiuto di prendere atto di ciò che la realtà politica post-elettorale ha reso obbligato e per un’ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze cui si esporrebbe il paese.
p.s.) che faranno ora le zoccolette de pd.sfiduceranno Alfano?
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Si è svolta al Palazzo del Quirinale la tradizionale cerimonia di consegna al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del "Ventaglio" da parte del Presidente dell'Associazione Stampa Parlamentare, Alessandra Sardoni, alla presenza dei componenti del Consiglio direttivo, degli aderenti dell'Associazione e di personalità del mondo del giornalismo
Sitesi del discorso di Giorgio Napolitano
Quest’anno però certamente non ci si può attendere che io tracci un qualche bilancio del periodo trascorso dall’incontro con voi del luglio 2012. Perché è stato un periodo tra i più intensi e inquieti nella storia politica e istituzionale dell’Italia repubblicana, per il succedersi di eventi straordinari, di svolte, di momenti di tensione e perfino di rischi di paralisi, nella vita pubblica, senza precedenti. Quel che comunque è rimasto sempre incombente e che deve anche oggi avere il primo posto nella nostra attenzione collettiva, quel che costituisce sempre il punto di riferimento fondamentale per le istituzioni e per le forze politiche e sociali, è la criticità delle condizioni economiche e sociali del nostro paese, la serietà delle incognite con cui ci confrontiamo.
Riusciremo ad allentare presto e quindi a superare una crisi finanziaria e una recessione che in questi anni hanno fatto regredire la nostra economia e il tenore di vita di larghi strati della popolazione ? Crisi finanziaria e recessione sono, come sappiamo, fenomeni europei, che toccano ormai anche paesi più avanzati ed efficienti del nostro e che non sono separabili da profondi cambiamenti, tra non lievi alti e bassi, sul piano mondiale. Europeo, come finalmente si è riconosciuto, nella sua complessità e nella sua impellenza, è il fenomeno della crescente disoccupazione giovanile. Riusciremo a darvi risposte in Italia e in Europa ? Riusciremo a portare via via il nostro sistema produttivo e insieme il nostro sistema istituzionale, il nostro assetto di governo e i nostri meccanismi amministrativi all’altezza di sfide che espongono l’Italia a un serio pericolo di declino?
Sono queste le domande e le esigenze di fondo cui deve rapportarsi ogni discorso sulle opzioni politiche di cui quotidianamente discutiamo, e su cui anche lei, gentile Presidente Sardoni, mi ha or ora interrogato. La premessa, nell’aprile scorso, era dare al paese un governo, non lasciarlo scivolare verso convulsioni destabilizzanti, nell’impotenza perfino di aver voce nel decisivo concerto europeo.
Una voce che invece si è sentita, nei due mesi e mezzo trascorsi dalla formazione del governo Letta, con riconoscimenti e apprezzamenti per la capacità d’iniziativa e di proposta espressa dal Presidente del Consiglio, attraverso una ricca rete di passi, di incontri, di confronti in sedi europee e internazionali. Lo si può forse seriamente negare ? Si può mettere a repentaglio la continuità di questo governo, impegnato in un programma di attività ben definito, senza offrire pesanti ragioni ai più malevoli e anche interessati critici e detrattori del nostro paese, pronti a proclamare l’ingovernabilità e inaffidabilità dell’Italia ? I contraccolpi a nostro danno, nelle relazioni internazionali e nei mercati finanziari, si vedrebbero subito e potrebbero risultare irrecuperabili. Come lei, dottoressa Sardoni, ha ricordato, è stato lo stesso Presidente Letta ad affermare che egli certo non intende governare “ad ogni costo”, cioè anche a costo di subire freni e interferenze che blocchino la produttività degli sforzi dell’Esecutivo. Dobbiamo in quell’affermazione vedere una garanzia importante per tutti.
Si concentri allora l’attenzione sugli indirizzi adottati, sulle decisioni prese e sottoposte al Parlamento, anche per discuterle nel merito, con spirito critico, con serietà e con capacità propositiva. Le forze sociali, che stanno dando prova del necessario senso di responsabilità, possono contare – verificandone in concreto l’attuazione – su misure, già decise dal governo, dirette a stimolare una ancora ardua ripresa economica e a sostenere processi di formazione e possibilità di occupazione per i giovani. Altre misure sono all’esame del governo, relative a nodi – anche di politica fiscale – che stanno per essere sciolti. Dev’esserci senso dell’urgenza e determinazione, da far valere anche nel contesto europeo ; si possono comprendere appelli a scelte di maggior impatto, volte a scuotere un’economia fiaccata in settori vitali ; ma essenziale è non perdere di vista il quadro complessivo dei risultati ottenuti e da ottenere, degli impegni e dei vincoli da osservare, come disse il 31 maggio scorso il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, concludendo le sue “Considerazioni finali” : “I sacrifici compiuti per conseguire e consolidare la stabilità finanziaria rispondono a rigidità a lungo trascurate, a ritardi accumulati nel tempo. L’uscita dalla procedura di deficit eccessivo ne è un primo frutto, da non dissipare. Va considerato un investimento su cui costruire”.
La situazione in cui ci muoviamo va valutata con la massima ponderazione, senza oscurarne i dati di gravità, e insieme senza indulgere a catastrofismi. Ci aiuta in questo senso il Bollettino Economico della Banca d’Italia appena reso pubblico. Siamo esposti a incertezze e variabili del quadro mondiale, per quel che riguarda la crescita e gli scambi. Nell’area dell’Euro, si è registrato nello scorso trimestre ancora un calo del prodotto interno lordo, con qualche più recente segno di miglioramento nella produzione industriale e nella spesa delle famiglie. Si è ribadita una politica di bassi tassi d’interesse e di abbondante offerta di liquidità da parte della Banca Centrale Europea. I problemi del sistema creditizio si proiettano ormai nell’orizzonte dell’Unione bancaria, verso la quale procedere decisamente. Sono – tutti questi – temi ed aspetti di un indirizzo più favorevole alla crescita e all’occupazione per cui l’Italia opera e preme in seno alle istituzioni dell’Unione. E tale azione culminerà nel semestre italiano di presidenza europea, nella seconda metà del 2014, occasione cruciale e banco di prova per il rilancio dell’Europa e per il ruolo di uno Stato fondatore come il nostro.
Per quel che riguarda più specificamente il nostro paese, il documento della Banca d’Italia, pur senza indulgere a valutazioni sdrammatizzanti e a facili illusioni, riafferma dati positivi – anche confutando giudizi posti a base della recente decisione dell’agenzia Standard & Poor’s : dati positivi sulla condizione dei conti pubblici, come sulle partite correnti della bilancia dei pagamenti (grazie, in particolare, alla crescita delle nostre esportazioni, se non all’interno dell’eurozona, verso i mercati extraeuropei). Non ignorando i fenomeni più gravi, relativi al mercato del lavoro o alle difficoltà e al costo del credito alle imprese, è tuttavia possibile cogliere in modo obbiettivo e puntuale segni incoraggianti di stabilizzazione e ripresa dell’attività produttiva nella seconda metà di quest’anno, pur essendo il 2013 destinato a concludersi con un calo del PIL dell’1,9 per cento in media d’anno. Si fa affidamento, in particolare, sullo sblocco dei pagamenti alle imprese dei debiti commerciali delle Amministrazioni pubbliche. Ma l’avvertimento finale riguarda i rischi che sui mercati finanziari corre ancora l’Italia, sensibile – per via dell’alto debito pubblico e di deboli prospettive di crescita – “alle variazioni” – si sottolinea – “del clima di fiducia degli investitori”, condizionato anche dalle valutazioni degli analisti.
Inutile dire come il clima di fiducia verso l’Italia possa variare positivamente in presenza di una valida azione di governo e di un concreto processo di riforme su ampie basi di consenso parlamentare, e come esso potrebbe invece peggiorare anche bruscamente dinanzi a una nuova destabilizzazione del quadro politico italiano. È perciò indispensabile, nell’interesse generale, proseguire nella realizzazione degli impegni del governo Letta, sul piano della politica economica, finanziaria, sociale, dell’iniziativa europea, e insieme del “crono-programma” di 18 mesi per le riforme istituzionali, già partito anche in Parlamento col primo voto sulla legge costituzionale che ne faciliterà il percorso.
Proseguire con maggiore e non minore coesione, sapendo che esitazioni da un lato o forzature dall’altro, esibite polemicamente, possono far sfuggire al controllo delle stesse forze di maggioranza la situazione. E allora si sgombri il terreno da sovrapposizioni improprie, come quella tra vicende giudiziarie dell’on. Berlusconi e prospettive di vita dell’attuale governo. Dovrebbe riconoscersi che è interesse comune affidarsi con rispetto – senza pressioni né in un senso né nell’altro – alle decisioni della Corte di Cassazione, e affidarsi correttamente – chi ha da difendersi – all’esercizio dei diritti e delle ragioni della difesa.
Anche al di là dei casi della giustizia, qualsiasi appello, rivolto politicamente in tutte le direzioni, ad abbassare i toni, ad abbandonare le posizioni “urlate”, a confrontarsi più pacatamente, va preso sul serio e può riuscire utile. Occorre sgombrare il campo egualmente da gravi motivi d’imbarazzo e di discredito per lo Stato e dunque per il paese, come quelli provocati dall’inaudita storia della precipitosa espulsione dall’Italia della madre kazaka e della sua bambina, sulla base di una reticente e distorsiva rappresentazione del caso, e di una pressione e interferenza, l’una e le altre inammissibili da parte di qualsiasi diplomatico straniero. Ne sono scaturiti anche interrogativi sul modo di garantire pienamente diritti fondamentali di persone presenti a qualsiasi titolo nel nostro paese.
Il governo ha opportunamente deciso – partendo da una prima ricostruzione della vicenda – innanzitutto di sanzionare comportamenti di funzionari titolari di delicati ruoli in materia di sicurezza, che hanno assunto decisioni non sottoposte al necessario vaglio dell’autorità politica e non fondate su verifiche e valutazioni rigorose. Ancor più importante è che il governo intervenga – come ha annunciato di voler fare – su norme di condotta e catene di gestione burocratiche che possono mettere in simili casi, e di fatto in questo caso concreto hanno messo, in serie difficoltà l’esecutivo. Alla Presidente Sardoni dico peraltro che, anche per dei ministri (ma non solo per loro), è assai delicato e azzardato evocare responsabilità “oggettive”, ovvero (per usare la sua espressione) “consustanziali alla carica che si ricopre”.
È comunque del tutto evidente che a questo proposito da parte di forze politiche di opposizione si tenda in questo momento a far franare un equilibrio politico e di governo che si giudica spurio prima ancora che inadeguato. Per spingere il paese, le sue istituzioni rappresentative, verso quale sbocco? Tutti i propositi alternativi, anche se appaiano velleitari, possono essere legittimi. Ma inviterei coloro che lavorano su ipotesi più o meno fumose o arbitrarie, a non contare su decisioni che quando si fosse creato un vuoto politico spetterebbero al Presidente della Repubblica e che io – mi spiace, Presidente Sardoni, di non poter rispondere a quelle sue domande – non starò certo ora ad anticipare. Non ci si avventuri perciò a creare vuoti, a staccare spine, per il rifiuto di prendere atto di ciò che la realtà politica post-elettorale ha reso obbligato e per un’ingiustificabile sottovalutazione delle conseguenze cui si esporrebbe il paese.
p.s.) che faranno ora le zoccolette de pd.sfiduceranno Alfano?
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Ricordando Sandro Ciotti
Ciotti, dieci anni dopo
Maestro delle radiocronache, raccontò oltre 2.400 partite
Un'assenza che dura da dieci anni, quella di Sandro Ciotti, ma che non sbiadisce nel ricordo, forse ancora più forte in un panorama totalmente cambiato e in cui resta ancora impresso il suo segno inconfondibile. Non possono non ricordarlo le generazioni di appassionati che hanno seguito rapiti le oltre 2.400 partite di calcio che ha raccontato attraverso la radio nella sua carriera quarantennale, oltre a mille altri eventi, e di sicuro non lo hanno dimenticato due dei suoi allievi alla Rai, Bruno Gentili e Riccardo Cucchi, che ancora lo chiamano "maestro". "Dal 18 luglio 2003, che ricordo ancora con dolore, e prima ancora, dall'ultima radiocronaca di Sandro - afferma Gentili -, é cambiato tutto: il calcio e il modo di raccontarlo.
Anche Tutto il calcio minuto per minuto, di cui Ciotti era uno dei tenori con Enrico Ameri, è cambiato sotto la pressione di uno sport dal ritmo più frenetico, dalla pressione di una tv onnipresente, dell'informazione continua in tempo reale sul web. Non c'è più spazio per l'immaginazione, le piccole bugie, i racconti fioriti: le azioni incalzano, l'errore è dietro l'angolo e la critica è spietata. Sandro però aveva doti professionali e un livello culturale tale che anche oggi avrebbe spopolato, pur in un ambiente in cui forse stenterebbe a ritrovarsi". L'ironia, il garbo, lo stile, la compostezza assoluta al microfono, la capacità di gestire con calma ogni situazione o imprevisto, l'attenzione per il dettaglio sono i particolari che ne facevano un fuoriclasse della categoria, concordano Gentili e Cucchi.
"Lui, Ameri, Alfredo Provenzali, e prima Nicolò Carosio, si inventarono un genere che non esisteva, quello della radiocronaca, il racconto del calcio che allora nessuno poteva vedere se non allo stadio - sostiene Cucchi -. E la voce di Sandro, così particolare, ha dato ancora più forza quella sorta di imprinting che ha legato milioni di tifosi. Tutto è cambiato molto, la tv ha preso il sopravvento, ma l'abitudine all'ascolto del calcio alla radio non è venuta meno, proprio grazie a quel particolare insegnamento di professionisti straordinari". "Ho lavorato anni con lui - sottolinea Cucchi - e lo rivedo ancora arrivare alla postazione armato di penna, taccuino e sigarette. Non aveva bisogno di cartelle per documentarsi, non esistevano, e poi sapeva già tutto. Era enciclopedico e non solo per lo sport. Poi, quando si metteva la cuffia, cominciava il suo racconto, trascinando tutti nella malia del gioco". "Il tratto speciale di Sandro? L'ironia - conclude Gentili -. Era formidabile a sdrammatizzare ogni situazione. Era un vero appassionato e assoluto intenditore di calcio, ma cercava comunque di renderlo lieve e di estrarne tutto quello che c'è di positivo. Una lezione, un comportamento che andrebbe seguito".
A dieci anni dalla morte
Sandro Ciotti, la voce di un mondo che non c’è più
14 Olimpiadi, 15 Giri d’Italia, 9 Tour, 40 Festival di Sanremo e oltre duemila partite di calcio
«Vi rubiamo soltanto dieci secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la Rai. Un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori, mi mancheranno». Con queste parole Sandro Ciotti si congeda dai radioascoltatori al termine di un Cagliari-Parma del 1996 chiudendo così la sua carriera da radiocronista della RAI. Una carriera lunga oltre quarant’anni in cui ha seguito 14 Olimpiadi, 15 Giri d’Italia, 9 Tour de France, 40 Festival di Sanremo e oltre duemila partite di calcio. Classe 1928, figlio d’arte (il padre, Gino Ciotti, scomparve quando Sandro aveva solo 15 anni) dedica tutta la sua vita alle sue due più grandi passioni: lo sport e la musica. Alessandro Ciotti: così si firmava quando esordì nel mondo del giornalismo a La Voce Repubblicana nel 1954. Entrò in Rai nel 1958 divenendo ben presto inviato e ideando parecchie rubriche di successo tra cui L’uomo del giorno all’interno della trasmissione Domenica sport, L’angolo del jazz , ma soprattutto Ciak una rubrica radiofonica interamente dedicata al cinema.
Una voce roca all’inverosimile - divenuta tale dopo una diretta di 14 ore sotto la pioggia nel 1968 in Messico – capace di racconti con uno stile narrante inconfondibile. Il garbo, la sobrietà e la professionalità hanno fatto di Sandro Ciotti la voce che ha accompagnato le domeniche pomeriggio degli italiani in modulazione di frequenza. Ironico, pacato e per nulla banale; i suoi racconti non cedevano nulla all’enfasi. Alla personalizzazione invece, quella sì. Storiche le sue interruzioni al collega, amico e rivale Enrico Ameri. «Scusa Ameri» per anni è stato il tormentone radiofonico della trasmissione di Radiouno Tutto il calcio minuto per minuto. E ancora «clamoroso al Cibali» dopo la rete del due a zero del Catania sull’Inter in un incontro del 1961. Ma anche innovazioni linguistiche che esaltavano l’immaginazione di chi stava all’ascolto: ecco allora che l’intervento in allungo diventa «un’estirada»; una conclusione molto ravvicinata si trasforma in «sotto misura»; e il portiere non blocca la palla ma «abbranca in presa e si accinge al rinvio».
Sandro Ciotti vanta anche una discreta carriera calcistica: esordisce nelle giovanili della Lazio, e, dopo aver militato nel Forlì, raggiunge la serie C con l’Anconitana giocando nel ruolo di mediano. Colleziona anche qualche presenza nel Frosinone: saranno le prove generali per acquisire i ferri del mestiere di uno sport di cui poi sarebbe divenuto il principale narratore. Fu anche conduttore della Domenica Sportiva che molto spesso amava cominciare scendendo le scale in mezzo al pubblico e interagendo scherzosamente con qualche spettatore. Tra le immagini più toccanti da ricordare quella volta in cui Ciotti bloccò la messa in onda dei gol della giornata domenicale, per dare il triste annuncio della morte del capitano della Juventus Gaetano Scirea in un incidente stradale in Polonia. Anche nei momenti difficili riusciva a gestire tutto con una discrezione innata e a trovare le parole giuste per descrivere i fatti.
A dieci anni dalla sua morte ci si rende conto che un altro Ciotti non potrebbe esistere, anche perché quella radio non ha più il ruolo di un tempo. Era un mondo in cui le esplosioni di gioia o le disperazioni di un tifoso dipendevano dal movimento delle dita di un cronista su un potenziometro. Oggi sarebbe bello sentire, anche solo per una volta, «Scusa Ameri».
Twitter: @FabrizioMarino_
p.s.) riposa in pace,grande amico di tutti gli sportivi italiani
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